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Dr. Antonio Bonzani  Pbro.

Para Internet

[Ver traducción castellana al final del texto italiano]

 

A quattro anni della morte de Juan Luis Segundo, gesuita e fecondo scrittore uruguaiano, Horacio Bojorge (nato a Montevideo nel 1934-), pure lui membro della Compagnia di Gesù e docente universitario, autore di numerose pubblicazioni, offre, nel lavoro critico che presentiamo, una attenta ed ampia analisi delle principali posizioni teologiche del suo confratello. 

 

Se ne sentiva la necessità, al di là degli interventi disciplinari canonici, come, per esempio quello della Conferenza Episcopale dell' Uruguay, (da cui mai aveva ricevuto la missio canonica per insegnare presso l'Istituto Teologico dell'Uruguay, unico centro uruguaiano di formazione teologica per tutti i futuri candidati al sacerdozio (clero diocesano e religioso) creato nel 1967, subito affiliato e, dal 1994, aggregato alla Facoltà di Teologia della Pontificia Università Gregoriana di Roma) che intervenivano con una Dichiarazione mettendo in guardia contro  errori pericolosi per la fede e la vita del popolo cristiano, operanti nella produzione letteraria di Juan Luis Segundo (cf p329).

Data l'ampia produzione di Segundo, editata in Uruguay, Sudamerica, Stati Uniti e in Europa, si sentiva la necessità di una ricostruzione critica del sua pensiero, per cui salutiamo questo lavoro di Bojorge, che si inserisce nel dibattito teologico certamente chiarificatore, già che il pensiero del sacerdote gesuita uruguaiano, trasmesso attraverso scritti, pubblicazioni e conferenze ha variamente condizionato la teoria e la prassi pastorale di molti cristiani, scossi dai profondi e rapidi cambiamenti dell'ultimo scorcio del secolo XX.

Un lavoro critico quello del Bojorge, che risponde a diverse motivazioni, che vengono ricordate soprattutto nell'Introduzione del libro (pp 13-22). Noi sottolineamo, tra le altre,

  * quella di contestualizzare il pensiero offerto dall' ingente produzione letteraria dell'autore gesuita, per esplicitarne la riconosciuta aporeticità, se confrontato, per esempio, con la teologia compresa come scientia fidei.

  *  ma soprattutto una ragione più recente ed autorevole, e cioè quella di rispondere a un' esplicita raccomandazione del Padre Generale (p 13):

«sarebbe opportuno che Lei pubblicasse la sua valutazione dell' opera del Padre Segundo, partecipando così nel dialogo teologico e contribuendo alla formazione della mentalità dei cristiani e, in particolare, dei membri della Compagnia. Serebbe forse un' applicazione particolare delle analisi che fa nella sua opera En mi sed me dieron vinagre: la civilización de la acedia che ho appena ricevuto» (M. R. P. G. Peter Hans Kolvenbach S. J.

Infatti, dalla morte del gesuita uruguaiano Juan Luis SEGUNDO, il 17 gennaio del 1996, superando le  normali reazioni degli elogi funebri, si è andato manifestando l'impegno di esaltare, insieme con la sua persona, anche il suo pensiero. Dato che stavano intervenendo nel raccomandare le sue opere e i suoi insegnamenti, persone, istituzioni e pubblicazioni rappresentative della Compagnia di Gesù, si suscitava la fondata impressione che la Compagnia stessa assumesse, appoggiasse e diffondesse come proprie le dottrine di Juan Luis Segundo.

 

Questo lavoro critico documenta come il pensiero di Segundo si iscriva all'interno di correnti storiche del pensiero naturalista le cui categorie egli ha accettato e subito piuttosto passivamente piuttosto che procedendo a un loro ripensamento, ma che, non per questo, tralascia di condividere  e, conseguentemente, di diffondere.

Il pensiero di Juan Luis Segundo merita per questo obiezioni che rendono consigliabile contenere gli elogi esagerati ed emettere giudizi più cautelosi. Se molti lo applaudiscono è perchè rappresenta il pensiero della modernità nei confronti della fede e della Chiesa e perchè ripete i motivi moternisti, applicandoli a diversi temi e situazioni a tal punto che, per le ragioni esposte dal Bojorge, non conviene raccomandarlo ne tanto meno assumerlo come proprio o rappresentativo della Compagnia di Gesù.

Anche per questo, il libro chepresentiamo, lo consideriamo un lavoro critico quanto mai opportuno dato che se integra finalmente nel dibattito teologico uruguaiano contremporaneo, crediamo infatti che si tratti non solo di un lavoro in più, ma di  una chiave interpretativa e di ricostruzione critica che si invocava da diversi ambienti ecclesiali. È nostra speranza che la pubblicazione di questo lavoro possa fomentare ed arricchire il dibattito teologico, e non solo nell'ambito uruguaiano, in un clima di fecondo dibattito superando la sterile polemica teologica.

Infatti, nel campo della cristologia, per esempio, o dell' ecclesiologia in Uruguay, predominavano le prospettive di Segundo che, de facto, era considerato il punto de riferimento per molti temi teologici e pastorali,  da parte di diverse istituzioni ecclesiali, da diversi Centri di Educazione Cattolica alla Catechesi, per non parlare dei gruppi di reflessione, les CEB, la vita consacrata, i religiosi. Questa progressiva estensione delle proposte teologiche di Segundo non facilitava quel dibattito critico, che la sempre più crescente produzione esigeva, data la "receptio", ampia e pacifica, che riceveva, facilitata allora, per il generalizzato disinteresse per i problemi considerati "teorici" (cf PAOLO VI, Angelus di domenica 12 marzo 1972)

 

3) Anche se il lavoro si occupa principalmente di Juan Luis Segundo, perchè ha dovuto uscire trattenere i vari tentativi di diffondere indiscriminatamente il suo pensiero, la sua intenzione è quella di identificare quegli errori, al di là del suo divulgatore di circostanza e dell'occasionale necessità di occuparsi di lui. In effetti Bojorge dimostra come l'opera di Juan Luis Segundo diffonde dottrine e posizioni teologiche delle quali, più che creatore, è stato ripetitore, rielaboratore e divulgatore. Le ha prese in prestito  e le ha condivise con le correnti di pensiero gnostico in cui ha navigato e i cui autori hanno ispirato la sua riflessione: il naturalismo, il modernismo, l'esistenzialismo, la teologia della morte di Dios, le cosiddette teologie del progresso, secolarista, politica, della speranza, della liberazione proclive al marxismo, manifestando la supervivenza di quel megasistema di pensiero che fa della fede cattolica un' acritica adesione al dogma e confina l'esperienza strettamente religiosa nell'ambito dell'elementare e del mitico, salvandone soltanto il valore solidaristico e sociale.

 Juan Luis Segundo ne condivide gli aspetti: immanentismo, antropocentrismo, adorazione della Storia (pp 151 ss), antropocentrismo (cf soprattutto il capitolo 7: Intermezzo storico: l'inversione antropocentrica, naturalismo, gnosi, pp 179-246) disattenzione ai contenuti della Rivelazione, cambio dell'Oggetto formale della fede per gli enunciabili, dimenticanza della Tradizione, un uso a volte disinvolto del metodo teologico e della Scrittura, disstanza critica nei confronti del Magistero. Le riflessioni che riguardano l'ateismo como si è presentato nella cultura occidentale e come ha interagito con la fede cristiana, arrivando a sentenziare: che ci separa dall'ateo? Niente! (p 361).

Bojorge mette in evidenzia contraddizioni patenti, per esempio, circa la comprensione teologica (cristologica-ecclesiologica) della relazione tra economia ordinaria ed economia extraordinaria di salvezza non è chiaro che entrambe "suppongono" la Chiesa (cf p 303 ss), almeno in quella prospettiva che ricordava sinteticamente Papa Giovanni Paolo II: «l'adesione alla Chiesa-Corpo Mistico di Cristo, benchè sia implicita e, precisamente, misteriosa, è condizione essenziale per la salvezza» (Catechesi del mercoledì 31 maggio 1995); (cf p 303 ss) per cui sembrerebbe che la salvezza attraversa la storia e si comunica  all'uomo per il fatto stesso d'essere uomo, e quindi ogni singolo uomo, anche a sua insaputa, sarebbe di natura sua "cristiano"; come tale, ogni uomo non solo è chiamato alla salvezza, ma almeno nella misura d'una professione implicita o anonima del cristianesimo, sarebbe già salvo in Cristo.

Si riconoscono la perspicacia, profondità e ricchezza degli approfondimenti di Bojorge, tali da invitare i futuri lettori a non privarsi di un confronto serio e abbondante in penetranti radiografie, che mettono in luce manovre e sofismi nascosti dietro lo stile accattivante, di Segundo. Si tratta di un lavoro arduo di confronto delle fonti, che non solo rende possibile ma che facilita il confronto sincero, lontano da giochi di sensibilità ferite e da culto di personalità, offrendone gli strumenti adatti, già che molti avevano avvertito che, per calibrare il modo in cui Segundo utilizza i testi, è sempre consigliabile consultarne tutto il contesto. In questa prospettiva di contesto ecclesiale uruguaiano, ci sembra pertinente, riferirci a quanto il Papa Giovanni Paolo II comunicava ai vescovi dell'Uruguay durante la loro visita ad Limina lo scorso giovedì 6 settembre 2001, quando ricordava loro quanto già espresso durante la sua visita pastorale alla Chiesa in Uruguay nel 1987: precisamente circa la necessità di vegliare sulla proclamazione senza ambiguità non solo dei valori cristiani,  ma della stessa divina persona di Gesù Cristo.

Infatti, quanto a Gesù, in diversi ambienti, sembrerebbe prevalere la posizione secondo cui bisogna preoccuparsi più dei "valori" che apporta e non tanto della sua persona. In questa prospettiva ci sembra di cogliere il recente autorevole richiamo del Papa rivolgendosi ai religiosi che operavano nell' Uruguay degli anni 80 sul fronte della pastorale e dell'evangelizzazione a superare quel tipo di "cristianismo implicitista" (p 211. 236) il cui eco risuona nell' opera di Segundo:

* «Tenendo conto delle esigenze attuali della nuova evangelizzazione, nella prospettiva soteriologica, si debe presentare anzittutto la persona e la missione di Cristo. Nella Cattedrale Metropolitana di Montevideo, durante la mia prima visita pastorale in Uruguay affermai: "Signore (...) dobbiamo proclamare senza alcun timore la verità completa e autentica sulla tua Persona, sulla Chiesa che tu hai fondato, sull' uomo e sul mondo che tu hai redento con il tuo sangue, senza riduzioni né ambiguità» (Discorso del Santo Padre ai religiosi, 31-3-1987, n. 3). In effetti non è sufficiente promuovere «"i cosiddetti valori del regno", quali la pace, la giustizia, la libertà, la fraternità» (Redemptoris missio, n. 17), se non si proclama che «Cristo è l' unico mediatore tra Dio e gli uomini (...). Questa sua mediazione unica e universale, (...) è la via stabilita da Dio stesso» (ibid. N. 5). (n 3).

* Circa la possibilità di arricchire la cultura uruguaiana con il contributo della nuova evangelizzazione, il Papa ricordava ai vescovi « il metodo della prima evangelizzazione che non alterò il messaggio cristiano di fronte alle difficoltà e al rifiuto dell' ambiente al quale si rivolgeva,ma che con la parola e la testimonianza riuscì a orientare e facilitare il cambiamento della cultura stessa» (n 5) (Cf L' Osservatore Romano di venerdì 7 settembre 2001 p 7).

 

Si possono trovare ulteriori informazioni su questa opera come pure sulle recensioni e commenti di cui è stata oggetto in riviste della Spagna e dell'America latina, su Internet:

http:// ar. geocities. com/acedia 2000

 

Dr. Antonio Bonzani Pbro  [Ver datos personales]

Tel. 00598 2 6190729

E-mail: abonzani@adinet.com.uy

 

[Versión castellana]

A cuatro años de la muerte de Juan Luis Segundo, jesuita y fecundo escritor uruguayo, Horacio Bojorge (nacido en Montevideo en 1934), también él miembro de la Compañía de Jesús y docente universitario, autor de numerosas publicaciones, ofrece, en el trabajo crítico que presentamos, un atento y amplio análisis de las principales posiciones teológicas de su hermano de Orden.

 

Se sentía la necesidad, de que, más allá de las intervenciones disciplinares y canónicas, como, por ejemplo la de la Conferencia Episcopal del Uruguay, de la que nunca había recibido la misión canónica para enseñar en el Instituto Teológico del Uruguay, único centro uruguayo de formación teológica para todos los futuros candidatos al sacerdocio tanto del clero diocesano como religioso. Este instituto fue creado en 1967 y pronto afiliado a la Facultad de Teología de la Pontificia Universidad Gregoriana de Roma al que fue agregado en 1994. La Conferencia de los obispos del Uruguay intervino con una declaración poniendo en guardia contra “errores peligrosos para la fe y la vida el pueblo cristiano”, en la producción literaria de Juan Luis Segundo (ver p. 329).

Teniendo en cuenta la amplia producción de Segundo, editada en Uruguay, Sudamérica, Estados Unidos de Norteamérica y en Europa, se sentía la necesidad de una reconstrucción crítica de su pensamiento, por lo cual damos la bienvenida a este trabajo de Bojorge, que viene a insertarse en el debate teológico con un efecto clarificador, ya que el pensamiento del sacerdote jesuita uruguayo Juan Luis Segundo, trasmitido a través de escritos, publicaciones y conferencias, ha condicionado de diversas maneras tanto la teoría como la praxis pastoral de muchos cristianos, sacudidos por los profundos y acelerados cambios del último tramo del siglo XX.

El trabajo crítico de Bojorge responde a diversas motivaciones enumeradas sobre todo en la introducción del libro (pp. 13.22). Nosotros subrayamos, entre otras,

·        la de contextualizar el pensamiento expresado en la ingente producción literaria del autor

jesuita, para explicitar la reconocida aporeticidad del mismo, se es confrontado, por ejemplo, con la teología comprendida como scientia fidei: ciencia de la fe.

·        pero sobre todo una razón más reciente y autorizada, consistente en responder a una explícita

recomendación del Padre General (p. 13):

“Sería oportuno que usted publicara su evaluación de la obra del P. Segundo, participando así en el diálogo teológico y contribuyendo a la formación de la mentalidad de los cristianos y, en particular, de los miembros de la Compañía. Sería quizás una aplicación particular de los análisis que hace en su obra “En mi sed me dieron vinagre. La civilización de la acedia” que acabo de recibir” (M. R. P. G. Peter Hans Kolvenbach S. J.

En efecto, después de fallecido el jesuita uruguayo Juan Luis Segundo, el 17 de enero de 1996, superando las normales reacciones de los elogios fúnebres, se fue manifestando el empeño de exaltar, junto con su persona, también su pensamiento. Dado que en la recomendación de su obra y de sus enseñanzas, intervenían instituciones y publicaciones representativas de la Compañía de Jesús, se suscitaba la fundada impresión de que la Compañía misma asumiese, apoyase y difundiese como propias las doctrinas de Juan Luis Segundo.

 

Este trabajo crítico documenta cómo el pensamiento de Segundo se inscribe dentro de corrientes históricas del pensamiento naturalista, cuyas categorías Segundo aceptó y asumió más bien pasivamente más que procediendo a repensarlas, pero que no por ello deja de compartir y por consiguiente de difundir.

El pensamiento de Juan Luis Segundo merece por lo tanto objeciones que hacen aconsejable moderar los elogios exagerados y emitir juicios más cautos. Si muchos lo aplauden es porque representa el pensamiento de la modernidad frente a la fe católica y a la Iglesia; y porque repite los motivos modernistas, aplicándolos a diversos temas y situaciones, hasta extremos que, por las razones expuestas por Bojorge, no conviene recomendarlo y mucho menos asumirlo como representativo de la Compañía de Jesús.

También por este motivo, consideramos al libro que estamos presentando, como un trabajo crítico tanto más oportuno cuanto se integra finalmente en el debate teológico uruguayo contemporáneo. En efecto, creemos que no se trata solamente de un trabajo más, sino de una clave interpretativa y de reconstrucción crítica que reclamaban diversos ámbitos eclesiales. Esperamos que la publicación de este trabajo pueda fomentar y enriquecer el debate teológico, y no sólo en el ámbito uruguayo, en un clima de fecundo intercambio que supere la polémica teológica estéril.

En efecto, en el campo de la cristología, por ejemplo, o de la eclesiología en el Uruguay, predominaban las perspectivas de Segundo que, de hecho, era considerado como el punto de referencia para muchos temas teológicos y pastorales, por parte de diversas instituciones eclesiales, de diversos centros católicos de formación catequística, para no hablar de grupos de reflexión, comunidades eclesiales de base, la vida consagrada y los religiosos. Esta progresiva extensión de las propuestas teológicas de Segundo no facilitaba aquél debate crítico que la producción cada vez mayor exigía, dada la “recepción” amplia y pacífica que recibía, facilitada entonces por el generalizado desinterés por lo problemas considerados “teóricos” (ver Pablo VI, Angelus del domingo 12 de marzo 1972).

 

Aún cuando este trabajo se ocupa principalmente de Juan Luis Segundo, porque ha debido salir a contener los intentos de difundir indiscriminadamente su pensamiento, su intención es la de identificar aquellos errores, más allá de su circunstancial divulgador y de la ocasional necesidad de ocuparse de él. De hecho Bojorge demuestra cómo la obra de Juan Luis Segundo difunde doctrinas y posiciones teológicas de las cuales, más que creador, a sido repetidor, reelaborador y divulgador. La ha tomado prestadas y las ha compartido con las corrientes del pensamiento gnóstico en las que navegó y cuyos autores han inspirado su reflexión: el naturalismo, el modernismo, el existencialismo, la teología de la muerte de Dios, las así llamadas teologías del progreso, secularista, política, de la esperanza, de la liberación proclive al marxismo; manifestando la supervivencia de aquél megasistema de pensamiento que hace de la fe católica una adhesión acrítica al dogma, y confina la experiencia religiosa en al ámbito de lo elemental y de lo mítico, salvando de ella solamente su valor social y de solidaridad.

Juan Luis Segundo comparte con ellos los siguientes aspectos: inmanentismo, adoración de la Historia (pp. 151ss), antropocentrismo (ver sobre todo el cap. 7 “Intermezzo Histórico: la inversión antropológica, naturalismo y gnosis” pp.- 174 –246), menosprecio de los contenidos de la revelación, cambio del objeto formal de la fe por enunciables, olvido de la Tradición, uso desprolijo del método teológico y de la autoridad de la Escritura, distancia crítica frente al Magisterio. Las reflexiones de Segundo sobre el ateísmo tal como se ha presentado en la cultura occidental y tal como ha interactuado con la fe cristiana, llegan a declarar: “¿qué nos separa del ateo? ¡Nada!” (p. 361).

Bojorge pone en evidencia contradicciones patentes, por ejemplo, acerca de la comprensión teológica (cristológica- eclesiológica) de la relación entre economía ordinaria y economía extraordinaria de la salvación. Segundo no deja en claro que ambas suponen la Iglesia (p. 303ss), al menos en aquélla perspectiva que recordaba sintéticamente el Papa Juan Pablo II: “la adhesión a la Iglesia Cuerpo Místico de Cristo, aunque sea implícita, y precisamente, misteriosa, es condición esencial para la salvación” (Catequesis del miércoles 31 de mayo de 1995); (ver p. 303ss) por lo que parecería que la salvación atraviesa la historia y se comunica al hombre por el hecho mismo de ser hombre, y por lo tanto, cada hombre, aún ignorándolo, sería por naturaleza “cristiano”; y como tal, cada hombre no sólo es llamado a la salvación, sino que, al menos en la medida de una profesión de fe implícita o anónima del cristianismo, estaría ya salvado en Cristo.

Hay que reconocer la perspicacia, profundidad y riqueza de los análisis de Bojorge, que invitan a los futuros lectores a no privarse de una confrontación seria, que abunda en penetrantes radiografías que sacan a luz maniobras y sofismas escondidos bajo el estilo cautivante de Segundo. Se trata de un trabajo arduo de compulsa de las fuentes, que no sólo posibilita sino que facilita la confrontación sincera, ajena a los juegos de sensibilidades heridas o de cultos de la persona, ya que muchos habían advertido que, para evaluar el uso que hace Segundo de los textos que cita, es aconsejable siempre compulsar el contexto del que los toma.

En esta perspectiva, desde el contexto eclesial uruguayo, nos parece pertinente referirnos a las palabras del Papa Juan Pablo II a los obispos del Uruguay durante su visita ad Limina el 6 de setiembre del 2001, recordando sus palabras en ocasión de su visita pastoral a la Iglesia en Uruguay en 1987: precisamente acerca de la necesidad de velar sobre la proclamación sin ambigüedades, no solamente de los valores cristianos, sino de la misma divina persona de Jesucristo. De hecho, respecto a Jesús, en diversos ambientes, parecería prevalecer la postura según la cual hay que atender más a los “valores” que aporta que a su persona. En esta perspectiva nos parece oportuno recordar la autorizada exhortación del Papa a los religiosos que trabajaban en el Uruguay de los década de 1980 en el campo de la pastoral y de la evangelización a superar aquél tipo de “cristianismo implicitista” (p. 211. 236) cuyo eco resuena en la obra de Segundo:

“Teniendo en cuenta las exigencias actuales de la nueva evangelización, en la perspectiva soteriológica, se debe presentar ante todo la persona y la misión de Cristo. En a Catedral Metropolitana de Montevideo, durante mi primer visita pastoral al Uruguay, dije: “Señor (...) debemos proclamar sin ningún temor la verdad completa y auténtica sobre tu Persona, sobre la Iglesia que has fundado, sobre el hombre y sobre el mundo que redimiste con tu sangre, sin reducciones ni ambigüedades” (Discurso del Santo Padre a los religiosos, 31-3-1987 n. 3). En efecto, no es suficiente promover los así llamados “valores del reino”, como son la paz, la justicia, la libertad, la fraternidad (Redemptoris Missio, n. 17) si no se proclama que “Cristo es el único mediador entre Dios y los hombres (...) Esta mediación suya única y universal (...) es la vía establecida por Dios mismo” (Ibid. N. 5) (n.3).

 

Respecto de la posibilidad de enriquecer la cultura uruguaya con la contribución de la nueva evangelización, el Papa recordaba a los obispos: “el método de la primera evangelización que no alteró el mensaje cristiano frente a las dificultades y al rechazo del ambiente al cual se dirigía, sino que con la palabra y el testimonio logró orientar y facilitar el cambio de la cultura misma” (Nº 5, Ver: L’Osservatore Romano, viernes 7 setiembre de 2001, p. 7).

Se puede encontrar ulteriores informaciones sobre esta obra, así como sobre las reseñas y comentarios de que ha sido objeto en revistas de España y de América Latina, en Internet http://ar.geocities.com/acedia2000

 

Datos personales del reseñista:

Don Antonio Bonzani (n. Villette, Verbania, Italia, 5 Jun 1945). Estudios sacerdotales en el Seminario de la diócesis de Novara, en el Seminario para América Latina en Verona (CEIAL), y en el Instituto Teológico San Zenón de Verona. Ordenado el 20 Jun 1970. Enviado en 1972 como sacerdote Fidei Donum a la Arquidiócesis de Montevideo. En Uruguay se desempeña como párroco en varias parroquias hasta el 2002. En 1979 vuelve a Italia donde se licencia y se doctora en 1989 en la Facultad Teológica de Itlaia Septentrional, de Milán, con una tesis sobre la teología de Medellín dirigida por Mons. Giuseppe Colombo.

Enseña teología dogmàtica en el del Instituto Teológico del Uruguay  del que es subdirector y colabora activamente en las relaciones con la Universidad Gragoriana para fundar la Facultad de Teologìa del Uruguay.

Es nombrado vicario episcopal para los Laicos y la Familia. Desde 1987 responsable del Departamento de Teología para Laicos del la Arquidiócesis. Desde abril del 2000 es consultor Diocesano y docente ordinario de Teología Dogmática en la Facultad de Teología del Uruguay. Desde mayo de 2001 miembro de la Comisión de Doctrina de la Conferencia Episcopal del Uruguay. Desde julio del 2001 miembro del  equipo arquidiocesano de pastoral vocacional, responsable de la formación académica de los seminaristas de Montevideo.

 

Dr. Antonio Bonzani  Pbro.

Parroquia N.S. de Lourdes

Michigan 1629

11400  Montevideo

Uruguay

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